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Serrovira

I membri della famiglia Serrovira furono nobili illustri già ai tempi di Carlo Magno, infatti un Serrovira combatté al servizio dell’imperatore del Sacro Romano Impero contro i Mori in Spagna. Originari della Guascaogna, secondo lo scrittore Catalano Norchiglia, si sono stabiliti dapprima nel principato di Catalogna e poi in Sicilia all’epoca della dominazione aragonese. Per i servizi resi al sovrano del tempo, i Serrovira ottennero dei privilegi quali la castellania della fortezza a mare di Limpiados, la baronia del fiume Salso nel 1283, i diritti di passaggio sul fiume nel 1361 nonché il diritto di pesca nel 1363. Inoltre ebbero incarichi di grande importanza nella vita pubblica del nostro paese; basta ricordare Vitale Serrovira, capitano d’armi, Berengario giurato della città nel1486, Andrea e Giuseppe che rispettivamente nel 1528 e nel 1615, con il grado d’ambasciatori, rappresentarono Licata. Un altro illustre membro della famiglia fu Anton Mario nato a Licata  l’otto aprile 1644, il quale vestì l’abito francescano all’età di diciotto anni e morì all’età di novantadue anni, lasciando un manoscritto su Licata, gelosamente conservato nell’archivio storico della nostra biblioteca comunale. I Serrovira furono munifici verso le pubbliche e benemerite istituzioni licatesi. Infatti a don Antonio Serrovira e Figueroa si deve la fondazione del Monte Pietà, luogo di pegni, ma che aveva una funzione assistenziale più che di strozzinaggio; Maria Anna Serrovira, figlia di don Antonio Serovira e Figueroa, istituì a Licata, rispettando anche il volere del padre, un collegio di studi, << L’Accademia dell’Arcadia >>, che divenne la prima scuola licatese e la cui direzione fu data ai PP. Conventuali di S. Francesco. Altro personaggio noto fra i Serrovira fu Giuseppe, che concesse un mutuo di quattromila scudi alle suore del monastero del soccorso di Licata per trasformare l’edificio dei confrati di S. Andrea in monastero. Ebbe dalla moglie Angela ben sedici figli, dei quali sei morirono nell’infanzia. Dei dieci vissuti, alcuni si distinsero nell’ordine francescano in particolare nel convento di Licata per la cui costruzione furono elargiti fondi dai Serrovira; Angela, la primogenita, e Laura divennero suore  di clausura presso il monastero delle Benedettine di Palma di Montechiaro. L’ultimo dei figli di don Giuseppe fu Palmerio, che nel 1740 istituì a sue spese, nel fabbricato appartenente alla famiglia Dio Ti Salvi Nerone, il collegio di Maria, Istituto religioso adibito all’educazione e all’istruzione delle giovani donzelle licatesi. Palmerio, per i suoi alti meriti, ricevette cariche importanti e aumentò il prestigio della famiglia, acquistando nel 1726 da don Mario Buglio il titolo di duca della Catena. Sposò donna Maria Flaminia di Malta. Morì nel 1746 e, non avendo eredi diretti, lasciò il suo patrimonio al collegio di Maria e il titolo di duca della Catena all’amministratore protempore di tale Istituto. Fu sepolto nella chiesa di S. Francesco, ove tutto oggi si ammira il suo cenotafio.