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Mito e Leggenda

Licatae’ una citta’ dalle origini antichissime piena di miti e leggende ma soprattutto piena di storia; in quanto malgrado l’attuale situazione in cui versa la citta’, da una parte a causa di una classe politica dirigente fatta di clientelismo e ruffiani che hanno fatto solo i loro interessi e dall’altra il popolo che si e riempito di vilitudine e si e ammalato di assistenzialismo, comunque malgrado questo la nostra amata citta’ e stata terra di numerosi popoli che si sono insediati portando la loro cultura e i loro misteri. Da primi gli uomini del paleolitico, poi i cretesi fenici, micenei, greci, cartaginesi romani arabi e cosi via, il territorio e infatti pieno di testimonianze di questi popoli, imponenti strutture scavate nella nuda roccia e misteriosi luoghi di culto la cui memoria si e persa nel tempo. Le principali strutture verrannoooo elencate di seguito in maniera quanto piu’ possibile dettagliata accompagnate dove possibile da foto, c’e’ aggiungererere che licata a differenza delle citta’ vicine tra cui la principale agrigento sede della valle dei templi e di culto delle grandi divinita’ greche. Licata ha un misterioso passato esoterico, molte delle antiche strutture sono infatti costruite seguendo criteri particolari come i punti cardinali, le stelle, altri invece riportano strani scritture in latino che riguardano gli elementi accompagnati spesso dagli antichi simboli che li rappresentano, tombe con simboli massonici, un numero esagerato di confraternite, chiese e cosi via. Via via qui di seguito elencherò alcuni dei luoghi da noi conosciuti con le rispettive informazioni a nostra disposizione.

La Grancela e l’opera piu’ imponente e tra le piu antiche che la citta’ di Licata possiede; diverse sono le leggende che avvolgono quest’opera, ma e certo che si tratta di un’opera idrica scavata nella roccia, una serie di gallerie sotterrane che attraversano Licata per diversi chilometri fino ad arrivare alcune oltre i 15 – 20 chilometri, queste in passato come anche oggi venivano attraversata dall’acqua potabile, ed era usato dunque come acquedotto oggi invece e abbandonata a se stesso solo una piccola porte di pochi centinaia di metri e visitabile. Intorno a quest’opera girano diverse leggende, vista la sua datazione che risale circa alla colonizzazione greca in sicilia alcune leggende parlano di sacrifici umani che venivano praticati all’interno perche collegato ad un’altro misterioso posto lo stagnone pontilo un antichissimo tempio scavato sotto terra collegato direttamente tramite gallerie alla grancela in cui sono stati trovati dei disegni sulle pareti che risalgono al paleolitico altri alla civilta’ cretese. Nelle vicinanze della grancela piu’ precisamente nei pressi della marina, possiamo affermare con certezza attraversata da diverse galerie sono stati ritrovati diversi affreschi della civilta’ cretese raffiguranti creature leggendarie come a noi noto il leggendario minotauro, forse perche’ gli abitanti del tempo lo legavano alla grancela che nei periodi di sicita’ si trasformava in un gigantesco labirinto on cui non era e non e ancora difficile perdersi, sempre nella zona della marina e stata trovata una tomba di un sovrano di origine cretese che alcuni hanno azzardato l’ipotesi che sia la tomba del re minosse ma al riguardo non si hanno tutt’oggi certezze percio’ anche questa notizia entra a fare parte della leggenda.

Minosse è un personaggio della mitologia greca, figlio di Zeus e di Europa, fu re giusto e saggio di Creta. Per questo motivo, dopo la sua morte, divenne uno dei giudici degli inferi, insieme a Eaco e Radamanto. Nei miti attici invece viene dipinto come estremamente crudele. Si racconta che, in seguito alla morte del re Asterione, padre adottivo di Minosse, egli costruì un altare a Poseidone in riva al mare, per dimostrare il suo diritto alla successione al trono. Minosse pregò Poseidone di inviargli un toro per il sacrificio ed il dio lo esaudì. Ma Minosse non sacrificò l’animale, poiché era molto bello. Poseidone, adirato, fece innamorare del toro Pasifae, la moglie di Minosse. Da questa unione nacque il minotauro, mezzo uomo e mezzo toro. Minosse incaricò dunque Dedalo di costruire un labirinto in cui nascondere il mostro. Il regno di Minosse fu caratterizzato da ampi scontri con i popoli vicini, che egli riuscì ad assoggettare, tra cui gli Atenesi in seguito all’assassinio del figlio Androgeo causato dal re Egeo, allora Minosse chiese ad essi in tributo la consegna ogni nove anni di sette fanciulli e sette fanciulle, che venivano date in pasto al Minotauro. Tale sacrificio cessò solo in seguito all’intervento di Teseo, che aiutato da Arianna, riuscì ad uccidere il minotauro, anche su questo punto la grangela si riunisce al mito perche’ anche qui si parla di un triduto di 9 bambini che venivano portati all’interno delle gallerie per essere sacrificati, mito a cui tutt’oggi i Licatesi credono e sentono reale come ad all’ora.Secondo il mito Minosse fu ucciso in una vasca da bagno in Sicilia mentre era ospite nella rocca del re sicano Cocalo

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“THOLOS”, Si tratta di un monumento scavato nella roccia, ubicata nel centro storico di Licata, scoperta l’8 ottobre 1970 da Cristofaro Cellura, membro dell’Associazione Archeologica Licatese considerato, fino ad allora, un semplice silos di età greca, anche se di enormi dimensioni, utilizzato dall’amministrazione comunale come magazzino solo di recente dopo successivi studi ed approfondimenti sembrano abbiano portato alla conferma che si trattasse di una “THOLOS” di tipo Mecineo e precisamente si tratterebbe della tomba del Re Cretese “MINOSSE” che, venuto a Licata in visita, dove sarebbe deceduto ein seguito sepolto. La deduzione deriva dall’analisi di alcune scritte presenti sulla volta della “Tomba” e sulla parete di una porta ora murata. Infatti, da un’analisi anagrammatica delle scritte si risalirebbe al nome Minos, appunto “MINOSSE”.

 

Il frourion di Falaride, tiranno di Agrigento, con la sua possente cinta megalitica fortificata si trova sul monte Sole, la vetta piu’ alta del monte di Licata. Venne edificato dal tiranno akragantino nella prima meta’ del VI sec. a.C. per assicurarsi il controllo del territorio di Licata e per frenare l’espansionismo di Gela. Si estende lungo la Strada provinciale Licata-Mollarella dove si intersica con la comunale Contesole, si trovano cospicui avanzi murari, ascrivibili ad un’opera arcaica militare che domina un’ampia vista: a sud controlla i ripari marittimi naturali del litorale licatese, ad est la foce del Salso e il territorio attorno al monte Sant’Angelo, a nord l’ampia piana di Licata e parte del corso del Salso, ad ovest il profondo porto naturale della Mollarella. La difesa del lato meridionale era affidata alle rocce che cadono a strapiombo sulla campagna sottostante. Il fianco di levante si integra, a tratti, con mura ad agere, mentre un terrapieno ed un muro di sostegno, ben conservato, a secco e del tipo megalitico proteggono tutto il lato settentrionale e parte del lato lato occidentale, dove il suo percorso, di tanto in tanto, si interrompe per integrarsi con la difesa naturale della roccia. Di questo muro, dallo spessore di circa m. 2,50, che si snoda per alcune centinaia di metri, e’ visibile solo il parametro esterno in grosse pietre irregolarmente squadrate. Ad oriente alcuni vani della cittadella protetti da un alto muro scavato nella roccia orlato alla sommita’ da feritoie, un pozzo imbutiforme ed una scala che porta al camino di ronda.