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Famiglie

La società Licatese tra il ‘600 e il ‘700 era prevalentemente agricola, con una ristretta minoranza di commercianti, artigiani, pastori, addetti alla salatura delle sarde e ai lavori pesanti presso il regio caricatore di grano. Diffusa era la povertà e precarie le condizioni economiche di molti nuclei familiari che vivevano in case molto umili e prive di rete fognaria, talvolta a contatto con gli animali e con l’incubo di malattie che frequentemente portavano alla morte, come la tubercolosi. L’agitazione e la ricchezza erano privilegio di poche famiglie che detenevano il potere economico e politico. Tra queste nel ‘700 possedevano un alto reddito le famiglie Bosio, Salonia, Celestri, Platamone, Grugno e Lo Re; tra le blasonate quelle dei conti Andrea e Tommaso Adonnino, del Barone Girolamo Frangipane, del Marchese Domenico Cannada, del Barone Bonaventura Trigona. La vita dei Licatesi ruotava intorno alle piazze. Qua e là si incontravano, oltre ai soliti ragazzi spesso scalzi e malvestiti, pescivendoli, facchini, braccianti e qualche donna del popolo coperta da mantellina nera lunga o corta. Le nobili donne, che trascorrevano la vita nei palazzi tra comodità ed agi, uscivano soltanto nelle solennità e spiccavano per l’ acconciatura dei capelli e per i vesti più ricercati. Fra i benestanti predominava l’amore per l’ ozio, la chiacchiera e il gioco. quasi tutto il popolo era analfabeta; il sapere era custodito nei conventi religiosi.