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Bosio

Della famiglia  Bosio si hanno pochissime notizie a causa della povertà delle fonti le quali, tuttavia, concordano sulla sua presenza a Licata a partire dall’ anno 1635, data pressochè contemporanea alla costruzione della chiesa Sant’ Angelo. Il nome Bosio inizia comunque a comparire prima della costruzione della chiesa di Sant’ Angelo; lo attesta il fatto che Don Giovanni Bosio fece costruire a sue spese la grande inferriata di ferro battuto, con arabeschi e motivi floreali; essa chiude una nicchia, sormontata dallo stemma della famiglia posta nella navata sinistra della su menzionata chiesa, la quale custodisce l’ urna d’argento del Santo protettore della città di Licata ( Sant’ Angelo ). La famiglia è sicuramente di origine spagnola e si fregiò sempre della corona e del titolo di cavaliere. Don Giovanni Bosio, il primo di cui le fonti ci danno notizie, fu cavaliere gerosolimitano. Alla sua generosità si attribuisce anche il dipinto seicentesco dei SS. Apostoli Filippo e Giacomo che si ammira ancora oggi nella chiesa S. Angelo. Morì nel 1637 e fu sepolto nella stessa chiesa. Dopo la cacciata dei Borboni dalla Sicilia, nel 1848, il cavaliere Francesco Bosio fece parte del gruppo liberale licatese. Nel 1849, lo stesso, ritornato il malgoverno, fu perseguito dalla polizia. Suo fratello, il cavaliere Antonino Bosio, fu sindaco di Licata nel 1848. Si deve a lui il ripristino dell’ acquedotto della << Fontana >>, riportando così l’ acqua a Licata che da qualche anno ne soffriva. Morì nel 1869 e fu sepolto nella chiesa di S. Michele Arcangelo. Suo figlio, Giovanni Bosio Sturzo, nel 1869 fu assessore ai lavoro pubblici di Licata; durante il suo assessorato, fece bonificare la zona del già demolito bastione Mangiacasale e quella presso la chiesa Madre, per ricavarne spio pubblico, la Villa Elena, della quale fu il progettista. Morì nel 1919 a Palermo dove si era trasferito con la famiglia.

Esempio di ricchezza e nobiltà, il palazzo Bosio fu fatto costruire nel primo trentennio del ‘600 da Giovanni Bosio, Cavaliere di Malta, su preesistenza edificio medioevale, indicato dalla tradizione popolare come il palazzo di Berengario. Presenta un’architettura simmetrica arricchita da sculture ornamentali costituite da volute e foglie di acanto, opera di maestranza qualificate, di cui altro esempio significativo, si per stile che per tipologia, si riscontra solo nel palazzo dei Frangipane in corso Vittorio Emanuele.