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Castello

Già nella seconda metà del cinquecento la pressione turca sulle coste siciliane del Mediterraneo si andava accentuando. A questo corrisponde, naturalmente, un sempre migliore sistema difensivo. Si costruirono torri di avvistamento lungo la costa licatese, da Gaffe a Falconara, a Manfria. Si restaurò il Castel San Giacomo.

Tra il 1583-85 fu edificata, sul Monte Sant’Angelo (lo storico Ecnomo sede di un’antica città greca del V-IV sec. a.C.) una importante torre di avviso per la custodia del litorale orientale e occidentale del corso del fiume Salso e dell’intera piana di Licata. Questa torre diventerà il nucleo fortificato principale del nuovo castello. La costruzione del Castel Sant’Angelo (originariamente “Forte Petigno” dal nome del governatore che ne ideò e propose la costruzione) ebbe inizio nel 1616 sotto la dominazione spagnola. Era ancora vivo il ricordo del sacco della città ad opera dei turchi e dei francesi nel 1553, quando Licata era stata messa a ferro e fuoco per sette giorni. Il forte Sant’Angelo che prese successivamente il nome del colle nel quale fu eretto è l’unica architettura militare superstite a Licata, ed è un tipico e raro esempio di fortezze borboniche sorte in Sicilia nel XVII secolo. Interrotti per lungo tempo i lavori, forse per mancanza di fondi, vennero ripresi nel 1636 per disposizione del duca di Montalto, viceré del regno, che ne affidò la direzione al marchese di Altamira, don Scipione Cottone, maestro razionale del Regno, il quale, dovette chiamare esperte maestranze in opere per il completamento delle fabbriche e del suo ornamento. Il castello fu completato ed inaugurato nel 1640. Esso ha forma irregolare,mura merlate ed un possente torrione. L’accesso al suo interno era consentito attraverso un ponte levatoio che si gettava su un profondo fossato. La disposizione degli alloggiamenti dei soldati, le stalle, i magazzini (in tutto 21 vani) era situata lungo tutto il perimetro murario interno. Di fronte all’ingresso, in fondo al cortile, ad ovest, sotto una grande arcata, era stata posta la cappella del castello ormai non più esistente. Nel 1856, per interessamento del re di Napoli, fu adibito a telegrafo ottico ad esclusivo uso del governo, e successivamente agli inizi del ‘900 considerata la sua dominante posizione è stato utilizzato come presidio militare e dopo la seconda guerra mondiale come stazione meteorologica, gestita dall’Aeronautica Militare. La mattina del 10 luglio 1943, il cosiddetto D-Day per lo sbarco alleato in Sicilia, il castello fu investito dalle salve esplose dall’incrociatore americano Brooklyn e dal caccia Buck che provocarono notevoli danni alle strutture. Quella stessa mattina fu conquistato dagli americani che issarono nel pennone del castello la bandiera a strisce e stelle. Oggi il forte è stato riportato al suo originario decoro, ma purtroppo né la posizione stupenda (domina tutta la piana ed il mare di Licata) né il fatto di essere al centro di una ricca ed importante zona archeologica sono riusciti a favorirne la valorizzazione. La struttura invece potrebbe avere un uso polivalente: sede di convegni, luogo di concerti, antiquarium, teatro, museo etnografico. Oggi invece, la polvere, l’abbandono, la noncuranza di chi è preposto alla tutela dei monumenti, ma soprattutto (cosa che non è stata ben compresa) alla fruizione del patrimonio artistico, dominano nelle stanze vuote, nelle vetrine abbandonate vari oggetti di vita quotidiana del mondo contadino (falci, zappe, selle, pentole ed utensili vari) testimonianze di un passato che non si vuol far rivivere.